La dieta globale…

10 Mar
2010
Di Alessio Fabrizi

senegalI progetti di cooperazione internazionale possono sempre rivelare la loro doppia identità di strumenti dei Paesi ricchi verso Paesi meno fortunati per il controllo di risorse o determinati settori, ma, senza entrare nello specifico, certo il progetto Mangeons Local promosso da Slow Food ha il pregio di sottolineare l’ambiguità del sistema di distribuzione alimentare mondiale e i comportamenti acquisiti da popolazioni dannosi per loro stesse, soprattutto nei campi della sovranità alimentare, della sostenibilità e della dipendenza dall’estero.

Esempio emblematico riguarda i Paesi africani, come il Senegal, dove una dieta composta da prodotti locali e sani è stata via via sostituita da un’altra dieta globale: “Si fa colazione alla francese, si pranza come in Asia e si cena con pasta e patate…”, questo affermano i responsabili del progetto definito di “salvaguardia alimentare” attuato in due scuole primarie di Dakar, per un totale di 200-300 famiglie coinvolte.

L’obiettivo è quello di preservare la biodiversità attraverso colture uniche che appartengono al Senegal, alla sua storia e al suo territorio devastato da monocolture per prodotti da esportazione, che velocemente devastano territori con un’agricoltura intensiva ad alto utilizzo di prodotti chimici, non riuscendo a garantire neanche l’autonomia alimentare delle popolazione autoctone, anzi spesso obbligandole a consumi e diete imposte dal mercato internazionale.

Del progetto fanno parte due cuoche di Terra Madre e uno dei convivium del Senegal, in uno di questi la responsabile è anche la referente della comunità senegalese dei produttori e delle trasformatrici di ortofrutta di Thiès e sostiene che la miseria “non può essere sradicata completamente se non si ha una sicurezza alimentare solida, basata su una produzione agricola diversificata e locale”.

Foto: Smithsonian Institution

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