Kosovo: la transizione infinita

27 Feb
2010
Di Massimiliano Nespola

kosovoDue anni di indipendenza, quale futuro?

Lo stato del Kosovo è stato dichiarato formalmente indipendente e sovrano il 17 febbraio 2008. Da allora si sono verificati fatti, sulla scena internazionale, nella direzione di una maggiore definizione del quadro complessivo relativo agli equilibri circostanti. L’area è particolarmente sensibile ed si colloca in uno scenario complesso e magmatico, in un territorio che ha vissuto guerre e lacerazioni in anni recenti.

Nell’area dell’ex Jugoslavia la politica del dopoguerra è stata quella del non allineamento ai due blocchi rispettivamente sovietico e atlantico. La caduta dell’unitarietà seguita simbolicamente dalla morte del maresciallo Tito e più in concreto dalla transizione della seconda metà degli anni ‘80 ha portato all’emergere di nazionalismi in quei territori. Guerre, bombardamenti, genocidi hanno caratterizzato i primi anni ‘90. Il Kosovo si è collocato all’interno di questo scenario tra i deboli ed è stato oggetto di contesa tra i dominatori. La storia del predominio e dell’interrelazione tra influenze di diversi colonizzatori sul Kosovo affonda la sua storia nei secoli. Comincia con l’Impero romano e attraversa due millenni. Ma oggi, come si colloca la sua presenza sullo scacchiere internazionale?

La dichiarazione di indipendenza è stata letta come un atto per lo più formale, a seguito del quale gli attori internazionali avrebbero dovuto definire accordi che ancora non si possono dire definitivi. Infatti, ad oggi, lo stato non è riconosciuto dalla globalità della comunità internazionale e, per comprendere bene lo scenario, è necessario osservarlo sia su scala micro che macro. La Serbia ha immediatamente opposto il suo no all’indipendenza, considerando il Kosovo parte inalienabile del suo territorio sin dal Medioevo. Ma anche la Russia e la Cina, che hanno potere di veto all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si sono dichiarate contrarie. Gli Stati Uniti hanno avuta un’opinione differente e così anche altri stati occidentali, sebbene in sede europea sia mancata l’unanimità e quindi l’Unione non sia riuscita ad esprimersi sullo stato. Lo stesso Consiglio di Sicurezza dell’Onu definisce ufficialmente il Kosovo sotto sovranità serba, in virtù della Risoluzione n. 1244 tuttora vigente. Dall’altra parte, nel diritto internazionale è presente il principio di autodeterminazione dei popoli, che permette il mutamento storico. Sancisce infatti la libertà di un popolo di affermare il proprio diritto a scegliere di non sottostare più alla dominazione di uno stato considerato straniero e ad intessere nuove alleanze. In virtù di tale principio si modificano gli equilibri internazionali, che sempre e comunque devono fare i conti con le costituzioni e le leggi nazionali.

Spesso, perciò, ai soggetti di diritto internazionale si obietta una mancanza di legittimità effettiva. Ciò nonostante, la principale notizia in attesa di essere pubblicata e che probabilmente invaderà le prime pagine dei media globali è quella della pronunciazione della Corte di Giustizia internazionale sullo status del territorio kosovaro. Si dovrebbe avere entro quest’anno, secondo alcune fonti già prima dell’estate. Nonostante il presunto deficit di legittimità di questi attori del diritto, ogni volta che la Corte si esprime la sua voce assume rilevanza e viene assunta come punto di riferimento dall’opinione pubblica. Ad oggi, si ritiene che solo una chiara presa di posizione in favore della rivendicazione serba potrebbe ridefinire gli equilibri in suo favore. Apparentemente, dal punto di vista simbolico, la nascita del Kosovo sembrerebbe confermata, perché da due anni a questa parte non si sono rilevati altri fatti rilevanti e di segno opposto in loco. La sua bandiera è anche presente nelle nuove cartine geografiche, a testimoniare l’indipendenza avvenuta dal punto di vista formale.

Le controversie rimangono a livello locale, dove il Nord, di prevalente etnia serba, sembra rimanere su una posizione particolarmente vicina a quella di Belgrado. Resta poi difficile parlare in termini sostanziali delle reali conseguenze di questo atto di indipendenza sulla struttura sociale ed economica del paese, che rimane debole e caratterizzato dalla asperità della natura. Né paese a vocazione turistica e solo nel Nord ricco di risorse minerarie, con un esercito di un anno di vita, il Kosovo rappresenta oggi un fenomeno complesso anche dal punto di vista della sociologia delle relazioni internazionali e del mutamento. Su quale struttura sociale si affermeranno i diritti sanciti dalla nuova costituzione del 2008, nei cui intenti formali iniziali si afferma di volere la pace, la cooperazione con i vicini ed il contributo «ai processi di integrazione euro-atlantica»? Quella del Kosovo è una storia tutta da scrivere e che interessa coloro che si sentano soggetti attivi e partecipi del futuro del mondo.

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